
Con la strana coppia Capossela-Brunello il blues sposa la classica DAL VIVO. Teatro Olimpico gremito per un'applaudita serata pacifista
Come voleva il cantautore, è stata una proposta di invito alla bellezza e di solidarietà con Vicenza.
29/10/2009

Natascha Baratto
VICENZA
È un inchino alla bellezza palladiana l' entrata di Vinicio Capossela al Teatro Olimpico. Si inginocchia, si gira e con due occhi guizzanti fa capire quanto sia rimasto colpito dal più famoso edificio di Andrea Palladio. «Il concerto a cui penso – aveva spiegato il cantautore, prima dello spettacolo - è un concerto in palandrana da predicatore, un repertorio per chitarra e armonium, che si affianca al violoncello-vascello del maestro. Una serata di tensione verso le cose grandi, di riflessione, di invito alla bellezza, e di ferma e dignitosa solidarietà alla lotta che Vicenza sostiene in questi anni».
Capossela si propone all'inizio in punta di piedi, ma il suo carattere esce piano piano durante la serata e si capisce, fin da subito, la grande confidenza e stima che si è instaurata tra la musica moderna e la saggezza dell'archetto di Brunello. "Madrigali, sonetti e sermoni", questo il titolo dello spettacolo, è stato un viaggio di due ore, una sorta di grido alla bellezza, all' amore e alla passione. "Rancore al silenzio" è la canzone d'inizio, in cui Capossella canta e suona la chitarra, accompagnato da Vincenzo Vasi, al theremin, al vibrafono e al piano giocattolo, da Alessandro "Asso" Stefana, alle chitarre elettriche e al banjo, da Glauco Zuppiroli, al contrabbasso.
Poi entra Mario Brunello e insieme suonano "Lettere di soldati". Si prosegue con "Achab" e "Non trattare", poi arriva il momento dell'assolo di Brunello, che con una maestria da brividi, esegue Sollima. Dopo il brano "Fuggite", l' autore di "Canzoni a manovella" intona le Rime di Michelangelo: "Altra figura", musicata da Philippe Eidel, dà il via alle altre rime, le cui note sono invece a firma di Capossela. La malinconia dei suoni si percepisce nell'imponenza del violoncello, che invade o accompagna silenziosa la profonda voce del cantautore. Il suono del theremin di Vincenzo Vasi fa materializzare gli spettri maligni e le voci dell'altrove. L'incanto, la magia e la bellezza sono così palpabili da far trattenere il fiato all'ascoltatore.
Dopo l'inedita "Noli me tangere", «uno standard della pittura – come ha spiegato Capossela – una metafora molto incalzante per le nostre continue apparizioni e sparizioni», è Brunello a stupire, suonando tre blues di prigionieri del Sud America: "When wind blow west", "The cake in the prison" e "Travel Travel". Il violoncellista veneto sorride divertito quando inizia il gioco "Ciaccona": con registrazioni elettroniche, i suoi suoni si riproducono continuamente, a tal punto che chiudendo gli occhi sembra udire cinque violoncelli insieme.
L'ultima parte del concerto scorre troppo veloce, con "La faccia della terra", "Billy Bud" e la prima canzone composta insieme dai due artisti protagonisti, ispirata a Moby Dick, "Santissima dei Naufragati". "Non c‘è disaccordo nel cielo" chiude uno spettacolo che ha riempito l'Olimpico con una nuova cultura, attuale, ma sempre dedicata alla pace.
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